23 luglio 2021

Estate, insetti e punture: come difendersi

Zanzare ma anche vespe, api e le più pericolose zecche. Gli insetti sono i nemici dell’estate. Come riconoscere cosa ha punto, come comportarsi e come difendersi?

ZANZARE

La maggior parte degli insetti punge per difesa o è ematofaga, si nutre di sangue. Le persone hanno diverse predisposizioni ai morsi, con una varietà di risposte infiammatorie e allergiche. Le punture di zanzara sono le più comuni. La zanzara femmina con la sua proboscide buca la pelle e inietta una varietà di prodotti, inclusi anticoagulanti, vasodilatatori ed enzimi digestivi, per poter prelevare il sangue dai capillari cutanei. Queste sostanze provocano un danno cellulare e una attivazione del sistema immunitario, con liberazione di mediatori chimici, tra cui l’istamina, potente molecola pro infiammatoria coinvolta anche nelle reazioni allergiche. Nel punto della puntura si svilupperà eritema, gonfiore e prurito.

VESPE E API

E poi ci sono api, vespe, calabroni. Le punture più frequenti sono quelle di vespa, più aggressive se le si disturba. Le api pungono meno, i calabroni sono più rari. La vespa non perde il pungiglione mentre punge e può pungere più volte, per cui è consigliabile allontanarsi una volta punti. L’ape, invece, perde il pungiglione e muore per lacerazione dell’addome dato che il pungiglione è seghettato. Il veleno degli imenotteri è una miscela di molecole bioattive che possono fungere da allergeni, causando reazioni allergiche. Le reazioni possono essere di tipo tossico, legate cioè all’azione biologica del veleno stesso. La persona punta avverte bruciore, dolore transitorio e prurito, con eritema, gonfiore e indurimento in un’area di pochi centimetri. Il gonfiore e l’eritema raggiungono il massimo entro 48 h e si risolvono in 3-8 giorni. Se la persona punta ha sviluppato anticorpi contro alcune delle sostanze presente nel veleno, questi possono provocare reazioni locali estese (oltre i 10 cm di diametro), coinvolgendo una estremità o reazioni diffuse quali orticaria e fino allo shock anafilattico. I sintomi cutanei sono i più comuni (80%) e nel 15% dei casi sono l’unica manifestazione dell’adulto. Quasi il 50% delle reazioni comprende sintomi respiratori, mentre sintomi e segni di ipotensione si verificano in circa il 60% dei casi, nella metà dei quali con perdita di coscienza.

ZECCHE

Oltre ai comuni insetti ci sono le zecche. Sono parassiti esterni che variano da qualche millimetro a circa 1 centimetro. Hanno un corpo tondeggiante e il capo con un apparato boccale (rostro) in grado di penetrare la cute e succhiare il sangue degli ospiti. Le zecche possono scegliere diverse specie animali dai cani ai cervi, agli scoiattoli fino all’uomo. Il pasto di sangue, durante il quale la zecca rimane costantemente attaccata all’ospite, può durare da alcune ore a giorni o settimane. Ma le zecche possono trasmettere agenti patogeni di: encefalite da zecca o Tbe, malattia di Lyme (trasmesse dalla zecca dei boschi); rickettsiosi (trasmessa principalmente dalla zecca del cane); febbre “da zecca”, meningoencefalite, tularemia ed ehrlichiosi. La maggior parte di queste malattie può essere diagnosticata solo sul piano clinico, ma una precoce terapia antibiotica, è generalmente risolutiva in particolar modo per le forme a eziologia batterica. Non tutte le zecche portano patogeni e la probabilità che fungano da vettore è alta solo in alcuni territori.

Le zecche tendono a localizzarsi sulla testa, sul collo, dietro le ginocchia, sui fianchi. Per ridurre la probabilità di incontrarle o per individuarle subito è meglio indossare abiti chiari, non strusciare l’erba lungo il margine dei sentieri, non addentrarsi dove l’erba è alta. In caso di presenza di zecca essa va subito rimossa con una pinzetta a punte sottili, il più possibile vicino alla superficie della pelle tirando dolcemente con un leggero movimento di rotazione. Il corpo della zecca non va schiacciato per evitare il rigurgito che aumenterebbe la trasmissione di agenti patogeni. Le mani devono essere protette con guanti e poi lavate. Dopo la rimozione va effettuata la profilassi antitetanica. Nel caso si noti un alone rossastro che tende ad allargarsi o febbre, mal di testa, debolezza, dolori, ingrossamento dei linfonodi consultare un medico.

PROTEZIONI

Esistono in commercio diversi prodotti, di efficacia e sicurezza scientificamente provata, che riescono a rendere non attraente la cute per gli insetti. Si trovano in diverse formulazioni e concentrazioni a secondo dell’età e del tipo di pelle.

Deet: è molto efficace anche a basse concentrazioni. Al 20% protegge per circa 6 ore, oltre il 30% è consigliato per frequentazione di zone a rischio. Può provocare irritazione cutanea e per tale ragione è poco adatto nei bambini ed è nocivo per l’ambiente acquatico.

Icaridina: è efficace già a partire dal 10%. Le concentrazioni del 20% proteggono oltre 6 ore. Può essere usato nei bambini dai 2 anni.

Citrepel e citrodiol: sono 2 diversi nomi commerciali di un principio di origine naturale di riconosciuta efficacia. A partire dal 10% di concentrazione protegge per qualche ora, ha un profilo di efficacia di gran lunga inferiore ai precedenti. Può essere usato nei bambini a partire dai 2 anni.

Prodotti a base di olii essenziali come citronella, geranio, eucalipto non possono definirsi “repellenti”, ma cosmetici. Questi oli essenziali possono contenere profumi che possono causare reazione allergiche o fototossiche.

Se nonostante queste precauzioni, si venisse punti, ecco come intervenire:

Disinfettare la zona interessata con acqua ossigenata, oppure tamponare un batuffolo di cotone con dell’ammoniaca o piu semplicemente utilizzare un dopopuntura.

• In caso di punture di imenotteri, bisognerà assicurarsi che il pungiglione non sia rimasto impiantato nella pelle. In caso contrario, andrà immediatamente rimosso, aiutandosi con un ago sterile, procedendo in modo tangente alla cute. Non cercare di estrarlo con le unghie o con le o con le pinzette, poiché si rischia di spremere all’interno della ferita il veleno rimasto nel pungiglione.

Applicare impacchi di ghiaccio, avvolgendolo in un panno di cotone. Il freddo ha effetto sia analgesico sia di rallentamento dell’assorbimento del veleno.

• Successivamente, si potrà valutare l’applicazione di una pomata cortisonica.

• In caso di reazioni allergiche, si dovrà fronteggiare la puntura in ambiente ospedaliero.

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